{"id":34,"date":"2013-03-16T13:48:01","date_gmt":"2013-03-16T12:48:01","guid":{"rendered":"http:\/\/fabio.mine.nu\/?page_id=34"},"modified":"2025-08-29T15:52:40","modified_gmt":"2025-08-29T13:52:40","slug":"italiano","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/fabio.mine.nu\/?page_id=34","title":{"rendered":"Italiano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/fabio.mine.nu\/?attachment_id=65\" rel=\"attachment wp-att-65\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-65\" alt=\"Luigi_Pirandello_1934b\" src=\"http:\/\/fabio.mine.nu\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Luigi_Pirandello_1934b1-211x300.jpg\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/fabio.mine.nu\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Luigi_Pirandello_1934b1-211x300.jpg 211w, https:\/\/fabio.mine.nu\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/Luigi_Pirandello_1934b1-721x1024.jpg 721w\" sizes=\"auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a><\/p>\n<h4><\/h4>\n<h4>\u201cIl fu Mattia Pascal\u201d:<\/h4>\n<h4>ESSERE e APPARIRE, tema caro a Pirandello<\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4>Con il romanzo \u201cIl fu Mattia Pascal\u201d un Luigi Pirandello non ancora quarantenne tratta un tema che sar\u00e0 una presenza quasi costante nella poetica del suo teatro, quello della dicotomia tra l\u2019essere (noi stessi) e l\u2019apparire (agli altri).<\/h4>\n<h4>Mattia Pascal si allontana volontariamente da Miragno, il paesino in cui vive, e dalla moglie; fugge da un ambiente nel quale ha cercato di affermarsi senza riuscirvi, \u201ccosa avevo in comune con questa gente?\u201d, e si reca a Montecarlo dove, assistito dalla fortuna e nel giro di pochi giorni, riesce ad accumulare una somma sostanziosa. Diventato ricco pu\u00f2 tornare a casa ma, sulla via del ritorno, legge su un giornale la notizia del ritrovamento del suo cadavere: si \u00e8 ucciso per dissesti finanziari. Comprende di avere la possibilit\u00e0 di vivere un\u2019altra vita, \u201csono libero da Mattia Pascal\u201d; si crea una nuova identit\u00e0, Adriano Meis, e viaggia molto sino a stabilirsi a Roma.<\/h4>\n<h4>Qui comprende, per\u00f2, che il mondo e le relazioni che si \u00e8 creato intorno sono fittizie, non ha un\u2019identit\u00e0, di conseguenza non pu\u00f2 sposarsi con la donna che ha conosciuto, non pu\u00f2 svolgere alcuna attivit\u00e0 ufficiale, non pu\u00f2 neanche denunciare un furto avvenuto ai suoi danni: per la societ\u00e0 che lo circonda Adriano Meis non esiste. \u201dAvrei potuto costruire una vita nuova a modo mio\u201d ma non pu\u00f2 vivere la vita che vuole vivere, quella di Adriano Meis appunto; gli \u00e8 imposta la maschera di Mattia Pascal, \u00e8 prigioniero della vita, della trappola che gli \u00e8 stata data.<\/h4>\n<h4>Finge il suicidio &#8211; muore, cos\u00ec, per la seconda volta &#8211; e torna nel suo paesino dove scopre che la moglie si \u00e8 risposata e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 posto per lui; con l\u2019aiuto del suo solo, vero, amico si rinchiude, allora, nella biblioteca comunale dove aveva lavorato e dove scriver\u00e0 la sua strana vicenda imponendo l\u2019obbligo di aprire il manoscritto soltanto dopo la sua terza, definitiva morte.<\/h4>\n<h4>Mattia Pascal \u00e8 l\u2019emblema dell\u2019uomo incapace di realizzare le proprie aspirazioni, prova a sfuggire ad una vita che non accetta e alla quale si ribella (l\u2019oppressione della famiglia, il lavoro insoddisfacente) per costruirne un\u2019altra a lui pi\u00f9 congeniale. E\u2019 una fuga dalla realt\u00e0 verso un sogno, ma non c\u2019\u00e8 alcuna crescita: Mattia Pascal concluder\u00e0 il suo cammino vivendo la sua terza vita nel suo paesino, isolato da tutti, condannato alla solitudine, chiuso in quella biblioteca dalla quale aveva provato a fuggire. E\u2019 una sconfitta assoluta, totale. Ora sa che non \u00e8 possibile liberarsi dei vincoli e dei rituali che ci impone la societ\u00e0 creata dall\u2019uomo, nella quale viviamo. Fuori da questi vincoli e rituali non \u00e8 possibile vivere: la realt\u00e0 annienta i sogni dell\u2019illusione, l\u2019aspirazione alla libert\u00e0 di scelta. Questa \u00e8 la condizione umana.<\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4>\u00a0<b>IL FU MATTIA PASCAL<\/b><br \/>\nIl mondo in una maschera<\/h4>\n<h4><b>\u201cLA MASCHERA DI PIRANDELLO\u201d<\/b><\/h4>\n<h4>E&#8217; estremizzato il\u00a0<span style=\"text-decoration: underline;\">bisogno<\/span>\u00a0dell&#8217;uomo\u00a0<span style=\"text-decoration: underline;\">di darsi una maschera<\/span>\u00a0per vivere in societ\u00e0, forma che oltre ad essere, secondo l&#8217;autore, necessaria \u00e8 anche difficilmente sostituibile dato che l&#8217;individuo, o meglio la sua maschera, dal momento in cui nasce vanno a far parte di un gran meccanismo che non pu\u00f2 rompersi e per questo, ognuno \u00e8 costretto a recitare la sua parte senza neanche chiedersi il perch\u00e9. Se in quest&#8217;immenso gioco si prova a \u201cbluffare\u201d, si \u00e8 destinati a fallire e nel migliore dei casi bisogna tornare ad essere una delle tante pedine; l&#8217;unico modo per estraniarsene \u00e8 non essere pi\u00f9 utili per il proseguimento della partita, in altre parole o morire o impazzire, le sole condizioni in cui ci si pu\u00f2, forse, considerare liberi.<\/h4>\n<h4>L\u2019uomo non ha una sola identit\u00e0, ma tante quante gli altri gliene attribuiscono. Quando la certezza dell\u2019essere se ne va costatando che gli\u00a0altri ci vedono in modo, anzi, in miliardi di modi (un modo per ogni altro) diversi da come ci vediamo, da come avevamo creduto di essere da sempre, le certezze si disgregano, si \u201cimpazzisce\u201d, si capisce che ognuno di noi \u00e8 una persona diversa per tutti gli altri, ogni persona vede, percepisce, prende di noi cose diverse, e non i tratti salienti da noi usualmente considerati (ci\u00f2 si pu\u00f2 vedere anche nel libro \u201cUno, nessuno e centomila\u201d).<\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4>\u00a0\u00a0 Ci si atteggia a qualcosa che non si \u00e8, si modifica qualcosa di cui non si \u00e8 sicuri e perci\u00f2 ci si rende ridicoli: quindi noi continuamente ci mascheriamo, per convenire alle aspettative della gente, alle convenzioni sociali.<\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4><b>\u201cLA MASCHERA DI FACEBOOK\u201d<\/b><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4>Internet potrebbe rappresentare la libert\u00e0 da ogni tipo di coinvolgimento, opinione, parentela, calato nella blogosfera \u00a0e nelle chat di Facebook e altri social network.<\/h4>\n<h4>Il fatto \u00e8 che Internet pu\u00f2 passare da liberatore a padrone in men che non si dica. Il dualismo identit\u00e0\/personalit\u00e0 \u00e8 entrato \u201cin commercio\u201d con il web, dando la possibilit\u00e0 a chiunque di mascherarsi, re-inventarsi, creare ex novo un personaggio che a lungo andare pu\u00f2 diventare qualcosa di pi\u00f9.<\/h4>\n<h4><strong>Sherry Turkle<\/strong>, sociologa definisce ci\u00f2 che potremmo chiamare personalit\u00e0 virtuale come \u201cil s\u00e9 frammentato che emerge dal rapporto vissuto all\u2019interno della rete\u201d. La ricercatrice vede nel web l\u2019opportunit\u00e0 di entrare in contatto con i lati diversi della nostra personalit\u00e0.<b>\u00a0<\/b><strong>Zygmunt Bauman<\/strong>\u00a0invece usa la sua lucida ironia: \u201cOggi le\u00a0<em>identit\u00e0<\/em>\u00a0si indossano come magliette, si possono sostituire quando non servono pi\u00f9\u201d. \u00c8 questo infatti un confine sottile che trasporta la voglia di apparire in vero e proprio essere.<\/h4>\n<h4>Il rischio della continua ricerca di atteggiamenti per apparire \u00e9 di crearsi un profilo non reale che presenta solo l\u2019immagine migliore di s\u00e8, ma che pu\u00f2 portare a vivere nella paura che gli altri scoprano il tuo vero volto, la tua vita normale, che dici cose normali e che l\u2019incantesimo si rompa per sempre, creando cos\u00ec una sorta di\u00a0 psicosi con conseguenze a volte anche drammatiche.<\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4>Viviamo in una societ\u00e0 dove le apparenze ormai sono pi\u00f9 importanti\u00a0 \u00a0dell&#8217;ESSERE \u00a0delle persone.<\/h4>\n<h4>\u00a0Anche se l&#8217;apparire in tanti casi vince, c&#8217;\u00e8 da sperare che i suoi effetti secondari inneschino prima o poi il movimento opposto cio\u00e8 la ricerca di autenticit\u00e0 e di liberazione interiore.<\/h4>\n<h4>Nel mondo attuale viviamo in mezzo a varie contraddizioni \u00a0nelle relazioni personali tra finzione, vuota apparenza oltre alle incongruenze di una societ\u00e0, immersa nei mass-media, che ci inculcano modi di vita basati sulla superficialit\u00e0.<\/h4>\n<h4>Il social network ci offre tante voci, tanti punti di vista, tante possibilit\u00e0 di essere noi stessi o di metterci una nuova maschera. L\u2019importante \u00e8 che siamo sempre noi, variabili distinte che popolano questo piccolo grande Mondo, a scegliere chi e come essere, sfruttare le opportunit\u00e0 di uno strumento utile e valido quale Internet, essere social(i) senza dimenticare per\u00f2 chi realmente siamo. Che da noi stessi non si scappa ma<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl fu Mattia Pascal\u201d: ESSERE e APPARIRE, tema caro a Pirandello Con il romanzo \u201cIl fu Mattia Pascal\u201d un Luigi Pirandello non ancora quarantenne tratta un tema che sar\u00e0 una presenza quasi costante nella poetica del suo teatro, quello della dicotomia tra l\u2019essere (noi stessi) e l\u2019apparire (agli altri). Mattia Pascal si allontana volontariamente da Miragno, il paesino in cui vive, e dalla moglie; fugge da un ambiente nel quale ha cercato di affermarsi senza riuscirvi, \u201ccosa avevo in comune con questa gente?\u201d, e si reca a Montecarlo dove, assistito dalla fortuna e nel giro di pochi giorni, riesce ad accumulare una somma sostanziosa. Diventato ricco pu\u00f2 tornare a casa ma, sulla via del ritorno, legge su un giornale la notizia del ritrovamento del suo cadavere: si \u00e8 ucciso per dissesti finanziari. Comprende di avere la possibilit\u00e0 di vivere un\u2019altra vita, \u201csono libero da Mattia Pascal\u201d; si crea una nuova identit\u00e0, Adriano Meis, e viaggia molto sino a stabilirsi a Roma. Qui comprende, per\u00f2, che il mondo e le relazioni che si \u00e8 creato intorno sono fittizie, non ha un\u2019identit\u00e0, di conseguenza non pu\u00f2 sposarsi con la donna che ha conosciuto, non pu\u00f2 svolgere alcuna attivit\u00e0 ufficiale, non pu\u00f2 neanche denunciare un furto avvenuto ai suoi danni: per la societ\u00e0 che lo circonda Adriano Meis non esiste. \u201dAvrei potuto costruire una vita nuova a modo mio\u201d ma non pu\u00f2 vivere la vita che vuole vivere, quella di Adriano Meis appunto; gli \u00e8 imposta la maschera di Mattia Pascal, \u00e8 prigioniero della vita, della trappola che gli \u00e8 stata data. Finge il suicidio &#8211; muore, cos\u00ec, per la seconda volta &#8211; e torna nel suo paesino dove scopre che la moglie si \u00e8 risposata e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 posto per lui; con l\u2019aiuto del suo solo, vero, amico si rinchiude, allora, nella biblioteca comunale dove aveva lavorato e dove scriver\u00e0 la sua strana vicenda imponendo l\u2019obbligo di aprire il manoscritto soltanto dopo la sua terza, definitiva morte. Mattia Pascal \u00e8 l\u2019emblema dell\u2019uomo incapace di realizzare le proprie aspirazioni, prova a sfuggire ad una vita che non accetta e alla quale si ribella (l\u2019oppressione della famiglia, il lavoro insoddisfacente) per costruirne un\u2019altra a lui pi\u00f9 congeniale. E\u2019 una fuga dalla realt\u00e0 verso un sogno, ma non c\u2019\u00e8 alcuna crescita: Mattia Pascal concluder\u00e0 il suo cammino vivendo la sua terza vita nel suo paesino, isolato da tutti, condannato alla solitudine, chiuso in quella biblioteca dalla quale aveva provato a fuggire. E\u2019 una sconfitta assoluta, totale. Ora sa che non \u00e8 possibile liberarsi dei vincoli e dei rituali che ci impone la societ\u00e0 creata dall\u2019uomo, nella quale viviamo. Fuori da questi vincoli e rituali non \u00e8 possibile vivere: la realt\u00e0 annienta i sogni dell\u2019illusione, l\u2019aspirazione alla libert\u00e0 di scelta. Questa \u00e8 la condizione umana. \u00a0IL FU MATTIA PASCAL Il mondo in una maschera \u201cLA MASCHERA DI PIRANDELLO\u201d E&#8217; estremizzato il\u00a0bisogno\u00a0dell&#8217;uomo\u00a0di darsi una maschera\u00a0per vivere in societ\u00e0, forma che oltre ad essere, secondo l&#8217;autore, necessaria \u00e8 anche difficilmente sostituibile dato che l&#8217;individuo, o meglio la sua maschera, dal momento in cui nasce vanno a far parte di un gran meccanismo che non pu\u00f2 rompersi e per questo, ognuno \u00e8 costretto a recitare la sua parte senza neanche chiedersi il perch\u00e9. Se in quest&#8217;immenso gioco si prova a \u201cbluffare\u201d, si \u00e8 destinati a fallire e nel migliore dei casi bisogna tornare ad essere una delle tante pedine; l&#8217;unico modo per estraniarsene \u00e8 non essere pi\u00f9 utili per il proseguimento della partita, in altre parole o morire o impazzire, le sole condizioni in cui ci si pu\u00f2, forse, considerare liberi. L\u2019uomo non ha una sola identit\u00e0, ma tante quante gli altri gliene attribuiscono. Quando la certezza dell\u2019essere se ne va costatando che gli\u00a0altri ci vedono in modo, anzi, in miliardi di modi (un modo per ogni altro) diversi da come ci vediamo, da come avevamo creduto di essere da sempre, le certezze si disgregano, si \u201cimpazzisce\u201d, si capisce che ognuno di noi \u00e8 una persona diversa per tutti gli altri, ogni persona vede, percepisce, prende di noi cose diverse, e non i tratti salienti da noi usualmente considerati (ci\u00f2 si pu\u00f2 vedere anche nel libro \u201cUno, nessuno e centomila\u201d). \u00a0\u00a0 Ci si atteggia a qualcosa che non si \u00e8, si modifica qualcosa di cui non si \u00e8 sicuri e perci\u00f2 ci si rende ridicoli: quindi noi continuamente ci mascheriamo, per convenire alle aspettative della gente, alle convenzioni sociali. \u201cLA MASCHERA DI FACEBOOK\u201d Internet potrebbe rappresentare la libert\u00e0 da ogni tipo di coinvolgimento, opinione, parentela, calato nella blogosfera \u00a0e nelle chat di Facebook e altri social network. 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Il rischio della continua ricerca di atteggiamenti per apparire \u00e9 di crearsi un profilo non reale che presenta solo l\u2019immagine migliore di s\u00e8, ma che pu\u00f2 portare a vivere nella paura che gli altri scoprano il tuo vero volto, la tua vita normale, che dici cose normali e che l\u2019incantesimo si rompa per sempre, creando cos\u00ec una sorta di\u00a0 psicosi con conseguenze a volte anche drammatiche. Viviamo in una societ\u00e0 dove le apparenze ormai sono pi\u00f9 importanti\u00a0 \u00a0dell&#8217;ESSERE \u00a0delle persone. \u00a0Anche se l&#8217;apparire in tanti casi vince, c&#8217;\u00e8 da sperare che i suoi effetti secondari inneschino prima o poi il movimento opposto cio\u00e8 la ricerca di autenticit\u00e0 e di liberazione interiore. Nel mondo attuale viviamo in mezzo a varie contraddizioni \u00a0nelle relazioni personali tra finzione, vuota apparenza oltre alle incongruenze di una societ\u00e0, immersa nei mass-media, che ci inculcano modi di vita basati sulla superficialit\u00e0. Il social network ci offre tante voci, tanti punti di vista, tante possibilit\u00e0 di essere noi stessi o di metterci una nuova maschera. L\u2019importante \u00e8 che siamo sempre noi, variabili distinte che popolano questo piccolo grande Mondo, a scegliere chi e come essere, sfruttare le opportunit\u00e0 di uno strumento utile e valido quale Internet, essere social(i) senza dimenticare per\u00f2 chi realmente siamo. 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